venerdì 14 settembre 2012

A canestro, nonostante tutto; l'intervista a Matteo Cavagnini

Un estratto della mia intervista per la Radio Vaticana a Matteo Cavagnini, capitano della nazionale paralimpica italiana di basket ai giochi di Londra 2012

R. – Sono di Brescia, ho fatto un incidente a 14 anni, a 17 ho cominciato a giocare. Dopo vent’anni sono alla mia seconda paralimpiade.

D. – Quando hai iniziato a pensare allo sport dopo l’incidente e come mai proprio il basket?

R. – Ero già uno sportivo, giocavo a calcio nella squadra del paese. Casualmente, due persone in un ufficio pubblico mi hanno consigliato di provare la pallacanestro e da lì mi sono innamorato subito di questo sport.

D. - Quando invece hai cominciato a pensare di partecipare alle paralimpiadi la prima volta?

R. - E’ stata una passione che è nata piano, piano. Ho cominciato a pensare di fare seriamente questo sport e dopo si vuole crescere, si vuole raggiungere il massimo obiettivo. Continua...

lunedì 10 settembre 2012

Il lancio oltre il buio; l'intervista ad Assunate Legnante

Un estratto della mia intervista per la Radio Vaticana ad Assunta Legnante, medaglia d'oro nel lancio del peso alle Paralimpiadi di Londra 2012, pochi giorni prima della partenza per i giochi


D- Quali sono i suoi obiettivi?

R. – Fare sicuramente del mio meglio e poi quel che arriva, se più medaglie o una sola o due, meglio ancora, sempre con la consapevolezza di dare il massimo.

D. – Lei partecipò alle Olimpiadi di Pechino del 2008 e oggi alle Paralimpiadi. Ci racconta qualcosa della sua storia?


R. – Io, in poche parole, ho partecipato a Pechino 2008, perché per 15 anni ho fatto atletica leggera, tra i normodotati. Nel 2009, però, ho avuto un incidente che, col passare degli anni, mi ha portato a perdere la vista. Quest’anno ho avuto la possibilità di ritornare a gareggiare, ad allenarmi come prima, e quindi questo ha portato anche la convocazione alle Paralimpiadi.


D. – C’è stato un momento in cui ha pensato al ritiro?


R. – Io, per tre anni, dal 2009 a marzo scorso, non ho praticato sport, anche perché ho provato in tutti i modi, nei vari ospedali, con i dottori, a recuperare quel poco di vista che si poteva. Continua...

lunedì 3 settembre 2012

Quali storie raccontare?


Forse pochi se ne sono resi conto, ma dal 29 agosto sono iniziate le Paralimpiadi 2012. Parliamo di sport, ma non solo. Al di là dei giochi e delle discipline, dei risultati e delle medaglie, la Paralimpiadi sono una rassegna di storie che andrebbero urlate ai quattro venti. Ho avuto la possibilità di intervistare due atleti, Assunta Legnante, lancio del peso, e Matteo Cavagnini, capito della nazionale paralimpica di basket, e devo dire che poter parlare con loro mi ha lasciato senza parole. Impressionante sentirli racccontare la loro storia con tale serenità, e questo ha fatto nascere in me varie domande. D'estate, si sa, accadono poche cose, e i tg e i giornali si riempiono di mezze notizie, di polemiche politiche che non vanno mai in ferie, di trattativa Stato-mafia che serve solo a vendere copie e su cui non sembra ci sia la volontà di fare chiarezza, di calcioscommesse e del campionato che riparte. Pochi, pochissimi parlano di Paralimpiadi. Ed è un vero peccato, perché questa manifestazione è piena di storie di vita forti, vere, tragiche e, per quello che riescono a lasciarti, bellissime. Testimonianze di vita, di sofferenza, di coraggio e voglia di lottare che potrebbero essere da esempio e stimolo per molti. E invece nessuno le nota, nessuno le racconta, e continuiamo a perderci nella mediocrità della stampa nazionale, in storie che da oltre vent'anni sono sempre le stesse. Per molti aspetti siamo diventati un Paese mediocre, e sembra che il nostro destino sia, almeno per il momento e chissà per quanto ancora, quello di rimanerci.

martedì 31 luglio 2012

L’informazione creativa contro il commercio di esseri umani


Curiosa, ma allo stesso tempo efficace idea dell’associazione “Stop the traffik”; scatole regalo a grandezza umana nei punti più strategici di Londra in pieno clima olimpico, per sensibilizzare la gente ed informarla del commercio di esseri umani ancora troppo diffuso al mondo e che, proprio durante le Olimpiadi potrebbe aumentare. La racconta Jantine Werdmuller, la responsabile: “L’idea è nata dalla nostra collaborazione con le Nazioni Unite, come modo per sfruttare le Olimpiadi per denunciare il traffico di schiavi – afferma - con le scatole vogliamo fare un lavoro di sensibilizzazione perché ci si renda conto che può capitare proprio vicino a noi; chiediamo alla gente che passa di firmare una petizione perché le Nazioni Unite mantengano la lotta al traffico di persone in cima alle proprie priorità – prosegue Werdmuller – e di acquistare prodotti del commercio equo e solidale, come il cioccolato che viene coltivato in piantagioni della Costa d’Avorio”. “Invece di spaventarsi e scandalizzarsi di queste forme terribili di sfruttamento umano, bisogna fare attenzione ai segni che indicano che sta avvenendo e denunciarlo subito”.  Così, chiunque si trovi a camminare nel centro di Londra, potrà apprendere quali sono le forme di schiavitù più frequenti, e cioè sfruttamento sessuale, servitù domestica, costrizione a diventare criminali di strada e lavoro come schiavi in fabbriche e fattorie e, se a conoscenza di casi di questo tipo, chiamare un apposito numero della polizia esposto.