giovedì 19 gennaio 2012

La protesta della rete


Immaginate un mondo senza libera conoscenza…

Queste sono le parole pubblicate sulla home page di wikipedia “english”, in segno di protesta contro il decreto legge “SOPA”  proposto negli U.S.A..

Il 18 gennaio 2012 c’è stata una grande protesta del e nel web contro questo decreto. L’obiettivo della legge è quello di contrastare la pirateria online, tutelando così il diritto d’autore di case editrici, cinematografiche e discografiche. Il rischio però è quello di bloccare il naturale e libero sviluppo della rete, come dichiara anche Barack Obama che si è detto contrario a questa legge.
Immaginiamo un mondo senza libera conoscenza, immaginiamo un mondo in cui i governi tentino di far circolare solo ciò che “loro” ritengono giusto. Ci sono paesi come la Cina o l’Iran, che hanno iniziato così… E mi sento di poter dire che "noi non siamo la Cina!!!"
Mi piace ancora credere negli States come ad un luogo libero, un sogno amerciano eterno in cui ognuno può essere artefice del proprio destino. E come fare, nel terzo millennio, se non circola liberamente ogni genere di conoscenza?
È vero, il diritto d’autore va tutelato; ma innalzare le barricate contro il web personalmente non credo potrà portare ad una soluzione. Volenti o nolenti le case editrici dovranno adeguarsi al potere del web. E i governi trovare un  nuovo concetto di regolamentazione, perché un taglio lineare di questo tipo porta danno e malcontento. E poi, per un Obama che si schiera contro la legge, c’è un Murdoch che si schiera a favore… abbiamo bisogno di altri segnali per capire qual è la strada giusta da imboccare? 

venerdì 13 gennaio 2012

Voci più forti dei fatti


Alle volte capita che giri per Roma verso le due del mattino e ti imbatti in quel ragazzo del tuo quartiere che come te sta rientrando dopo una serata come tante altre. 25 anni circa, ricordate appena il suo nome, eppure quello è il momento giusto per chiacchierare un po'; come stai, che combini nella vita, ed è così che una persona che conosci appena prova a darti una lezione di vita su quello che dovrebbe essere il tuo mestiere. Saprete che da qualche settimana gira per la rete la notizia che l'albo dei pubblicisti presto chiuderà; poi è arrivata la smentita proprio dall'ordine dei giornalisti. Ovunque sia la verità, viene fuori da una innoqua chiacchierata alle due del mattino che il tuo futuro è appeso ad un filo (e sai che novità...); sopratutto però rimane un po' di delusione per una chiacchierata mai nata, perchè qualunque sia stata l'argomentazione, anche quando viene citato l'ordine dei giornalisti, il discorso non nasce, perchè uno studente di 25 anni crede fermamente ad un sospetto che gira per la rete, perché quella è forte come una verità assoluta. E mi chiedo come sia possibile che un sospetto (che non è una notizia!!!) faccia più breccia nella testa di una persona che un comunicato ufficiale più che esaustivo pubblicato dalla massima autorità in ambito giornalistico. Una voce, che ti fa essere certo di avere in tasca la verità... ecco perchè tutti devono avere la possibilità di scrivere e dire la propria, ma ecco anche perchè prima di scrivere e dire qualcosa sarebbe opportuno che ognuno si informi e usi cautela, perché una stampa dannosa è anche questa, non solo quella più ufficiale e che si è soliti attaccare...

mercoledì 11 gennaio 2012

Morire per raccontare


Leggo su Repubblica.it dell'uccisione del giornalista francese Gilles Jacquier, di France 2, morto a Homs, in Siria, a causa di un attentato durante un comizio. Leggo che Jacquier aveva ricevuto il premio Ilaria Alpi nel 2011. E allora mi torna alla mente la storia di questa giornalista, uccisa a Mogadiscio, in Somalia, mentre seguiva l'evolversi della guerra civile per il TG3 e indagava su il traffico di armi e rifiuti tossici nella zona; traffico che sembrava intrecciarsi inesorabilmene con l'Italia. Diciamo "sembrava" perchè dopo la sua morte, sopratutto dal processo che seguì, non fu fatta chiarezza al riguardo. Ilaria Alpi fu uccisa il 20 marzo 1994, insieme Mirian Hrovatin. Sembrò un' uccisione mirata, perchè la guardia del corpo e l'autista, presenti al momento dell'agguato, non furono nemmeno sfiorati; chi sparò, sparò per colpire proprio loro, anche se la commissione d'inchiesta istituita in Italia la pensò diversamente. Ad accrescere i sospetti, un presunto servizio che il giorno stesso della sua morte doveva essere trasmesso in Italia; un servizio da lei annunciato al suo capo redattore, un servizio completo, ma che non si sa che fine abbia fatto.
Perchè scrivere di questo argomento? Forse perché mi torna in mente una tesi di laurea presentata all'Università degli Studi Roma Tre qualche anno fa, dedicata proprio alla giornalista italiana. Una tesi che mi piacerebbe molto poter leggere.
Un pensiero va a tutti quei giornalisti che, nonostante tutto, credono ancora nell'importanza del raccontare quanto accade al mondo, qualunque sia il prezzo da pagare.

martedì 10 gennaio 2012

Unica regola: sospettare sempre?


Da un paio di mesi gira per il web un video accompagnato da un titolo piuttosto singolare. Un video "censurato da tutte le TV italiane; condividerlo è un dovere". Era il 16 novembre del 2011, e  al parlamento europeo andò in onda un curioso siparietto. L'eurodeputao inglese Nigel Farange durante il suo intervento denunciò la caduta dei governi in Italia e in Grecia e la perdita di sovranità dei rispettivi popoli dovuta all'atteggiamento di una Unione Europea governata dalla Germania. Lo stesso giorno in cui Mario Monti accettò l'incarico di presidente del Consiglio prestando giuramento.
Prima di parlare di questo video, dovremmo chiederci chi è questo signore e cosa lo spinse a pronunciare quelle parole; ma sopratutto, perchè in Italia si doveva censurare un video di due minuti in cui tutto sommato non si dice niente di così scandaloso?
Ancora una volta l'informazione italiana è sotto accusa, giusto o sbagliato che sia, a dimostrazione della scarsa fiducia che il nostro popolo ormai ha nei media.
In quei giorni eravamo bombardati da strane parole come spread, bund, default, tutte parole distanti dal nostro comune dizionario quotidiano, ma che improvvisamente ci mostrarono un Paese, il nostro, sull'orlo del baratro. A leggere oggi i giornali, la situazione non sembra la stessa di un paio di mesi fa; è cambiato il governo, una legge finanziaria è stata approvata, ma, leggendo con attenzione, notiamo che le borse continuano a crollare e questo spread se ne resta sempre alto, troppo alto. Eppure se ne parla con tutto un'altro tono, come a dire che la situazione è grave ma un po' più tranquilli possiamo starci. Ci siamo ormai rassegnati al peggio? Oppure siamo nelle migliori mani possibili e dobbiamo solo aspettare? O ancora, la terza ipotesi, sostenuta sopratutto da chi ci ha rimesso di più nelle trasformazioni di questi ultimi tempi, i titoloni di quel periodo servivano anche a qualcos'altro? Non lo sapremo mai, o forse lo sappiamo e allora è inutile parlarne. Resta l'amarezza nel vedere anche solo il sospetto, ancora una volta, sulla mancata libertà di stampa in Italia, o per meglio dire, il sospetto di una stampa manipolata, usata per scopi diversi da quelli ben più nobili che avrebbe dovuto perseguire. E chi ci rimette in tutto questo? 

lunedì 9 gennaio 2012

Quella noiosa questione chiamata "libertà di stampa"


"Non posso accettare che ci siano persone che non possono esprimersi liberamente nella televisione italiana".

A pronunciare queste parole è stato Michele Santoro ospite da Fabio Fazio a "Che tempo che fa". Fa riflettere pensare che davvero ci sia bisogno di ribadire questo concetto, in un Paese che si siede al tavolo degli 8 più potenti al mondo, la terza economia d'Europa, sopratutto uno Stato civile, industrializzato, e libero. Fa riflettere perché, se davvero c'è bisogno di ribadire questo concetto, vuol dire che qualcosa nella nostra informazione davvero non va. Bisognerebbe chiedersi cosa spinge il conduttore dello show più seguito in Rai di tutta la stagione 2010/2011 (secondo per ascolti solo alla Formula 1) a dover andare in giro per piccole emittenti e per il grande web per fare il proprio lavoro, e dichiarare di nuovo che in Italia ci sono persone che non possono esprimersi liberamente. Nemmeno io posso accettarlo, ma sopratutto faccio fatica ad accettare il fatto che molte, troppe persone proprio non si interroghino su questo, come se fosse solo una "questione Santoro". Sarà che la libertà di stampa non fa più notizia, ma credo che proprio in questi periodi, in cui temi fondamentali per una democrazia non affascinano più, è il momento di stare in allerta. 

Riflessioni sull'informazione italiana

 

Ascolto le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Mario Monti intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa" e, oltre ai tanti temi caldi del momento, come la riforma del lavoro e la lotta all'evasione, mi colpisce quella mezza promessa fatta riguardante la RAI: "ancora qualche settimana e vedrete". Cosa ci sarà da vedere? Davvero si arriverà ad una privatizzazione della RAI? La TV pubblica da tempo ha perso la sua credibilità, nonostante i successi del varietà di RAI UNO, dal punto di vista dell'informazione gli ascoltatori continuano a calare e si cambia canale in cerca di informatori più affidabili. La RAI è in crisi, ma la RAI è solo un mattone di quel grande muro dell'informazione italiana, un muro che è ormai tutto in difficoltà. A sentire la gente, ci si trova di fronte ad una informazione di parte, sempre, pro o contro questa o quella istituzione; le chiacchiere della gente nascondono una grande verità, e cioè che tutta la stampa ormai delude gli italiani, ha perso credibilità, non sembra più in grado di produrre un'informazione affidabile. La questione RAI dovrebbe essere solo l'inizio di una lunga serie di interventi che portino la stampa a recuperare credibilità. Il primo, sta nell'eliminare ogni collegamento tra guadagno, di ogni genere, e informazione. C'era un tempo in cui per essere un giornalista serviva, oltre ad un po' di talento e di curiosità, anche la devozione per una professione tanto importante, al servizio della cultura, per rendere i cittadini sempre più liberi perché informati. E questo è molto difficile da ritrovare finchè un articolo o un servizio saranno vincolati all'audience, alla tutela o al danneggiamento di questo o quello. Una missione che sembra quasi impossibile ma che è necessaria se davvero si vuole rilanciare il Paese. L'Italia si ritroverebbe nella situazione economico-finanziaria attuale se i cittadini fossero stati costantemente informati sul quel che accadeva? Cioè, se gli italiani avessero davvero saputo nel corso degli ultimi ventanni, non solo le difficoltà finanziarie ma anche le cause che le avevano generate e la mancanza di interventi necessari per porvi rimedio, si sarebbe aspettato il 2011 per pretendere e attuare provvedimenti così duri per risanare l'economia?

domenica 8 gennaio 2012

Post 00

Il primo post di un blog non può che essere dedicato ad illustrare la vision e la mission di un progetto editoriale. Il problema di fondo è che considerare un blog, o almeno, considerare questo blog, un progetto editoriale, mi sembra un po' troppo. Ecco perchè non illustrerò una vera vision, tanto meno una mission, fondamentali per arrivare da qualche parte. La verità è che la nascita di questo nuovo, ennesino blog, deriva dal bisogno personale di condividere pensieri ed opinioni che altrimenti non riuscirei a condividere; il bisogno insomma di raccontare quello che vedo e che credo debba essere raccontato. A iniziare da quelle aspettative che ogni ragazzo si ritrova ad osservare ad un certo punto, con la consapevolezza che buona parte di esse si sono smaterializzate strada facendo, perse tra delusioni, cattiverie e pigrizia che ad un certo punto ti portano a chiedere a te stesso il perché, tra tante cose che ci sono da fare al mondo, hai scelto di fare proprio questo. Una domanda che credo tutti si siano posti, e che porta ad una risposta più che banale: non è vero che io sappia fare solo questo, e forse tra le tante cose che avrei potuto fare, questa è quella che mi riesce peggio. Credo però che il mio mettermi in gioco nel mondo dell'informazione possa servire, perchè troppo spesso mi ritrovo a parlare con persone completamente assorbite da una visione del mondo banale e preconfezionata, che fa acqua da tutte le parti ma che proprio non vuole morire. Non offrirò una giusta visione del mondo, mi limiterò a raccontare la mia visione del mondo. Alcune volte le poche parole scambiate sedute al tavolo di un bar, davanti ad un buon caffè (merce sempre più rara qui a Roma...) non bastano. Spero che questo blog mi permetta di esporre con chiarezza il mio pensiero e che possa offrire uno spunto di riflessione a tutti coloro che vi si imbatteranno.
Questo è il motivo per cui nasce questo blog, che poi credo sia il motivo per cui nascano la maggior parte dei blog del mondo.