Riporto di seguito un estratto dell'articolo di Bernardo Valli pubblicato oggi su Repubblica.it.
Una bella riflessione sul ruolo del reporter oggi, in un mondo in cui l'informazione in diretta, grazie ad internet, social network e alla possibilità per ognuno di accedere all'informazione e contribuire ad informare, sembra diventare sempre più protagonista, tanto da far pensare che il reporter, il giornalista che sta sul campo e racconta ciò di cui è diretto testimone, forse non serve nemmeno più.
"Non fu certo facile per Helen Kirkpatrick, quel giorno di fine agosto del 1944, rifiutare l'invito a pranzo di Ernest Hemingway. La giornalista del Chicago Daily News aveva trentacinque anni ed era corrispondente in Europa fin dal 1939, quando era cominciato il secondo conflitto mondiale. Il suo nome campeggiava da tempo sulla prima pagina del quotidiano di Chicago. I suoi articoli, in cui raccontava le incursioni aeree tedesche su Londra, lo sbarco americano nell'Africa del Nord e poi quello in Normandia, erano annunciati dagli strilloni sulla Michigan Avenue. "Read Helen Kirkpatrick!". Ma quel giorno..." continua sul sito di Repubblica.it
venerdì 14 dicembre 2012
mercoledì 12 dicembre 2012
Elezioni 2013, cosa farà Silvio Berlusconi? "Mi candido, anzi no, anzi si"
Ebbene ci siamo, le elezioni dovrebbero essere davvero vicine dopo la dichiarazione di sfiducia del PDL al governo Monti e le dimissioni dichiarate dello stesso Monti, che ci saranno solo dopo l'approvazione della legge di stabilità. E allora, mentre si cerchi di informarti e fare chiarezza, almeno nella tua mente, su quanto sta accadendo al tuo Paese, ti imbatti nelle ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi, ex Presidente del Consiglio e candidato premier. O almeno, questo è quello che abbiamo sempre saputo da quando si è dimesso e che crediamo di sapere ancora ora. Perché proprio qualche ora fa ci sono state le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi che sono particolarmente confuse. Si candida? Si candida solo come leader della coalizione per poi scegliere il premier? Appoggerà Alfano? Oppure Monti? L'unica certezza è che le dichiarazioni di Berlusconi, condite da tanta confusione, rispecchiano a pieno la situazione di confusione nella quale è, e rischia di continuare ad essere l'Italia. Confusione politica, e quindi economica, e quindi, sociale.
lunedì 29 ottobre 2012
Sud Sudan: emergenza per il rimpatrio forzato di migliaia di persone
Un estratto della mia intervista per la Radio Vaticana a Ylenia Danini di "SOS Villaggi dei bambini Onlus" sulla situazione della popolazione in Sud Sudan.
R.
– La Sos villaggi dei bambini è un’organizzazione internazionale
che si impegna da più 60 anni nell’accoglienza di bambini privi di
cure familiari e sviluppa programmi di rafforzamento famigliare per
famiglie in difficoltà. Sos villaggi Opera in 133 Paesi del mondo,
quindi l’Italia compresa, e aiuta di due milioni di persone.
D. – Qual è l’attuale situazione nel Sud Sudan?
R. – In seguito alla secessione e alla dichiarazione di indipendenza del 2011, il governo del nord di Karthoum ha obbligato le persone che risiedevano al nord ma originarie del Sud al rimpatrio forzato. E’ una situazione in cui persone che non hanno mai visto il sud ma tantomeno ci hanno vissuto sono pronte a lasciare tutto, perdono tutto, il lavoro, la casa, tutto quello che avevano costruito negli anni, per spostarsi al sud. Il Sud Sudan peraltro è uno Stato molto povero, privo di quelle risorse necessarie per accogliere le centinaia di migliaia di cui si parla di persone forzate al rimpatrio. Questo comporta ovviamente che queste persone, oltre a non conoscere il territorio, non sanno dove recarsi e quindi vengono accolte in questi centri di transito. I centri di transito sono quelli di Malakal e Juba nei quali Sos villaggi dei bambini ha avviato alcuni centri temporanei di supporto all’infanzia in cui ci sono sia attività di tipo ludico e educativo sia supporto psicologico per i bambini. Come si può immaginare oltre a giornate estenuanti, spesso questi bambini hanno vissuto anche veri e propri combattimenti, hanno rischiato la morte nel trasferimento dal nord al sud.
D. – Quali prospettive possono avere nell’immediato futuro queste persone?
R. – E’ molto difficile da dirsi. Non avendo idea di che cosa fare, di dove andare, sono costretti a rimanere per mesi nei centri di transito e magari a vedere alcuni familiari spostarsi per andare a cercare un modo per sopravvivere nel sud. Quello che stiamo cercando di fare...
D. – Qual è l’attuale situazione nel Sud Sudan?
R. – In seguito alla secessione e alla dichiarazione di indipendenza del 2011, il governo del nord di Karthoum ha obbligato le persone che risiedevano al nord ma originarie del Sud al rimpatrio forzato. E’ una situazione in cui persone che non hanno mai visto il sud ma tantomeno ci hanno vissuto sono pronte a lasciare tutto, perdono tutto, il lavoro, la casa, tutto quello che avevano costruito negli anni, per spostarsi al sud. Il Sud Sudan peraltro è uno Stato molto povero, privo di quelle risorse necessarie per accogliere le centinaia di migliaia di cui si parla di persone forzate al rimpatrio. Questo comporta ovviamente che queste persone, oltre a non conoscere il territorio, non sanno dove recarsi e quindi vengono accolte in questi centri di transito. I centri di transito sono quelli di Malakal e Juba nei quali Sos villaggi dei bambini ha avviato alcuni centri temporanei di supporto all’infanzia in cui ci sono sia attività di tipo ludico e educativo sia supporto psicologico per i bambini. Come si può immaginare oltre a giornate estenuanti, spesso questi bambini hanno vissuto anche veri e propri combattimenti, hanno rischiato la morte nel trasferimento dal nord al sud.
D. – Quali prospettive possono avere nell’immediato futuro queste persone?
R. – E’ molto difficile da dirsi. Non avendo idea di che cosa fare, di dove andare, sono costretti a rimanere per mesi nei centri di transito e magari a vedere alcuni familiari spostarsi per andare a cercare un modo per sopravvivere nel sud. Quello che stiamo cercando di fare...
venerdì 12 ottobre 2012
Compie 60 anni il Caritas Baby Hospital a Betlemme aperto a bimbi di ogni cultura e religione
Un estratto della mia intervista per la Radio Vaticana a suor Lucia Corradin, da anni impegnata all'interno del Caritas Baby Hospital di Betlemme, esempio di tolleranza e di integrazione.
R.
– Il Caritas Baby Hospital è l’unico ospedale pediatrico
presente in tutta la Cisgiordania e ha trovato il suo inizio alla
vigilia del Natale del 1952, grazie ad un religioso svizzero –
padre Ernst Schnydrig – che si trovava in pellegrinaggio con un
piccolo gruppo di amici, proprio durante il periodo natalizio.
Incontrano un papà arabo palestinese di un campo profughi qui
vicino – il campo di Aida – mentre questo padre di famiglia stava
seppellendo il figlio che era morto di freddo e denutrizione. Il
prete resta sconvolto dall’incontro, perché si sente interpellato
da una forte domanda: “Come mai questo succede a Betlemme, nel
momento stesso in cui io mi sto recando alla grotta per incontrare il
Signore?”. Lui avverte che il Signore si è servito di quell’evento
per fargli capire che dovesse essere lui il promotore di un’opera
sanitaria a favore dei bambini palestinesi. A conferma di questo
evento, questo piccolo gruppo di amici decide di recarsi nei campi
profughi e di raccogliere i bambini malnutriti. Quando questo
religioso ritorna nella sua diocesi, ovviamente, comincia a fare il
“tam tam” in tutte le diocesi e tutte decidono all’unanimità
di fondare un’associazione che in tedesco si chiama “Kinderhilfe
Bethlehem”, in italiano “Aiuto bambini Betlemme”. Questa è
ancora oggi l’organismo che gestisce la struttura sanitaria per i
bambini, senza alcuna distinzione di razza e religione, oltre
all’aspetto educativo e di supporto nei confronti delle mamme.
Questo perché nella cultura araba la donna ancora oggi si trova in
una condizione di minorità, di inferiorità rispetto all’uomo.
L’opera è nata come una risposta di solidarietà.
D. – Come si riesce oggi a portare sostegno e conforto ai bambini in Medio Oriente, un luogo in cui sembra così difficile la convivenza tra culture e religioni differenti?
R. - Caritas Baby Hospital è un’opera voluta da Dio: lo conferma il fatto che esistiamo ancora oggi, dopo sessant’anni di presenza; è come rendere lode al Signore, per questa opera che lui ha voluto e...
D. – Come si riesce oggi a portare sostegno e conforto ai bambini in Medio Oriente, un luogo in cui sembra così difficile la convivenza tra culture e religioni differenti?
R. - Caritas Baby Hospital è un’opera voluta da Dio: lo conferma il fatto che esistiamo ancora oggi, dopo sessant’anni di presenza; è come rendere lode al Signore, per questa opera che lui ha voluto e...
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