Riporto di seguito un estratto dell'articolo di Bernardo Valli pubblicato oggi su Repubblica.it.
Una bella riflessione sul ruolo del reporter oggi, in un mondo in cui l'informazione in diretta, grazie ad internet, social network e alla possibilità per ognuno di accedere all'informazione e contribuire ad informare, sembra diventare sempre più protagonista, tanto da far pensare che il reporter, il giornalista che sta sul campo e racconta ciò di cui è diretto testimone, forse non serve nemmeno più.
"Non fu certo facile per Helen Kirkpatrick, quel giorno di fine agosto del 1944, rifiutare l'invito a pranzo di Ernest Hemingway. La giornalista del Chicago Daily News aveva trentacinque anni ed era corrispondente in Europa fin dal 1939, quando era cominciato il secondo conflitto mondiale. Il suo nome campeggiava da tempo sulla prima pagina del quotidiano di Chicago. I suoi articoli, in cui raccontava le incursioni aeree tedesche su Londra, lo sbarco americano nell'Africa del Nord e poi quello in Normandia, erano annunciati dagli strilloni sulla Michigan Avenue. "Read Helen Kirkpatrick!". Ma quel giorno..." continua sul sito di Repubblica.it
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venerdì 14 dicembre 2012
martedì 10 aprile 2012
L'epoca della Social Information
La migliore rassegna stampa che si possa fare al mattino
consiste nell’aprire facebook e leggere quanto i tuoi amici e le pagine dei
quotidiani ti raccontano, e mi torna in mente un episodio. Qualche tempo fa mi
trovavo presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti di Roma insieme ad un’altra
persona e, tra una chiacchiera e l’altra, siamo finiti a parlare di massimi
sistemi, in particolar modo dell’informazione. Oggi, mi diceva questa persona,
la figura del giornalista è cambiata, perché è completamente cambiato il mondo
rispetto a trent’anni fa, quando il giornalista era una figura ben diversa da quella
odierna. Oggi il mondo dell’informazione, grazie ad internet, è diventato davvero
accessibile a tutti, non solo per la fruibilità delle notizie, ma anche per la
creazione delle stesse. Si era iniziato con i blog per arrivare ai social
network che, a differenza di un blog, ti danno per certo i possibili accessi
alla tua notizia, oltre a garantirti la tempestività che la rende quasi un’esclusiva.
Esempio: immaginate un problema tipo treno in ritardo causa guasto alla
stazione termini con disagi per centinaia di lavoratori; non ci sarebbe
giornalista che tenga, perché la notizia è molto semplice e chissà quanti dei
tuoi amici di rete in quel momento si trovano proprio a Termini e postano il
fatto così che tutti lo conoscano in tempo reale. Il giornalismo, insomma, è
finito! O, pensavo io, è solamente cambiato? Io sono per la seconda ipotesi,
pensando che semplicemente sia cambiato, così come cambia ogni cosa. Cioè, almeno
per quel che riguarda le news stile agenzia di stampa, forse davvero il
giornalismo va ripensato. Altro discorso va fatto per il giornalismo d’inchiesta
e/o di approfondimento, che necessita di professionisti e di spazio che un
social network, almeno per il momento, non può dare. Ma lascio ad ognuno la
possibilità di riflettere e di dire la propria.
Interessante a proposito l’articolo di Angelo Agostini,
responsabile del master in giornalismo dello Iulm di Milano, oltre che
direttore di “Problemi dell’Informazione”, pubblicato qualche giorno fa su
repubblica.it.
lunedì 2 aprile 2012
Il futuro è già presente: rinasce l'Edicola italiana
Nasce "Edicola italiana". Che cos'è? Un'edicola, però un'edicola telematica. I quattro principali gruppi di editoria di informazione in Italia, vale a dire Mondadori, l'Espresso, RCS e Il Sole 24 Ore , hanno trovato un accordo che vedrà la nascita, tra qualche mese, di una vera e propria edicola web, chiamata appunto Edicola italiana, che permetterà ai cittadini di comprare i principali quotidiani italiani via internet. Una sorta di edicola stile I-Tunes. Questa iniziativa, che per il momento coinvolge questi quattro gruppi ma che sarà aperta a qualunque altra casa editrice dedita all'informazione che deciderà di farne parte, è sicuramente un'ottima idea visto il crescente utilizzo di internet, tablet e smartphone nel nostro Paese; questo porterà così i quotidiani nazionali e non, ad essere accessibili a tutti, in qualunque momento della giornata, con notevole risparmio di costi di produzione e distribuzione e, quindi, un impatto ambientale sempre più sostenibile. E se i produttori spendono meno, è lecito aspettarsi che anche i prodotti costino un po' meno. Inutile stare ad elencare i vantaggi per la popolazione con un sistema di informazione sempre più accessibile.
E poi, viste le polemiche per i miliardi di euro che se ne vanno per i finanziamenti ai giornali, perchè non aspettarsi anche che, se fare un giornale costa meno, magari anche lo Stato inizierà a sborsare meno soldi per l'editoria, con eventuale altro risparmio per gli italiani.
Qualcuno che ci rimette però, come sempre, c'è. In questo caso sono le edicole, quelle vere, che vedranno ridursi ulteriormente i clienti e quindi i guadagni. Sono i pro e i contro dei tempi che cambiano; giusto o sbagliato, ma sicuramente inevitabile.
mercoledì 21 marzo 2012
Il web come esca, la situazione stampa in Siria
Da oltre un anno in Siria la popolazione combatte. E combatte per avere qualche diritto... Per denunciare la situazione, vista l'impossibilità di accedere ai media tradizionali, il web rappresenta l'unica vera possibilità. Internet, in questo caso, sarebbe la forma più veloce per far arrivare le immagini e i commenti in tutto il mondo di quanto accade. Ma nessun regime permetterebbe il diffondersi di simili immagini all'estero, col rischio magari di anticipare qualche eventuale intervento militare straniero a tutela della popolazione e contro l'attuale governo. Ecco allora l'idea di creare un falso youtube attraverso il quale, ogni siriano che si è trovato ad entrare coi propri user name e password per vedere e commentare i video delle stragi e delle persecuzioni, è stato rintracciabbile e, quindi, arrestato (articolo su repubblica.it); perché è un eversivo, un traditore, uno che va contro lo stato, il regime...
Se anche il web viene oscurto c'è il rischio non solo che tutto quanto continui, ma che continui nel silenzio e nella più assoluta indifferenza del mondo. Il web è l'unico modo per vedere e apprendere quanto accade, attraverso video e immagini amatoriali; perchè è impensabile anche per un giornalista professionista recarsi là per raccontare; basta guardare questo video per capire perchè...
venerdì 2 marzo 2012
La protesta della rete
Immaginate un mondo senza libera conoscenza…
Queste sono le parole pubblicate sulla home page di wikipedia “english”, in segno di protesta contro il decreto legge “SOPA” proposto negli U.S.A..
Il 18 gennaio 2012 c’è stata una grande protesta del e nel web contro questo decreto. L’obiettivo della legge è quello di contrastare la pirateria online, tutelando così il diritto d’autore di case editrici, cinematografiche e discografiche. Il rischio però è quello di bloccare il naturale e libero sviluppo della rete, come dichiara anche Barack Obama che si è detto contrario a questa legge.
Immaginiamo un mondo senza libera conoscenza, immaginiamo un mondo in cui i governi tentino di far circolare solo ciò che “loro” ritengono giusto. Ci sono paesi come la Cina o l’Iran, che hanno iniziato così… E mi sento di poter dire che "noi non siamo la Cina!!!"
Mi piace ancora credere negli States come ad un luogo libero, un sogno amerciano eterno in cui ognuno può essere artefice del proprio destino. E come fare, nel terzo millennio, se non circola liberamente ogni genere di conoscenza?
È vero, il diritto d’autore va tutelato; ma innalzare le barricate contro il web personalmente non credo potrà portare ad una soluzione. Volenti o nolenti le case editrici dovranno adeguarsi al potere del web. E i governi trovare un nuovo concetto di regolamentazione, perché un taglio lineare di questo tipo porta danno e malcontento. E poi, per un Obama che si schiera contro la legge, c’è un Murdoch che si schiera a favore… Visto che tutti inneggiano al presidente americano come esempio e modello da seguire per un mondo più democratico e migliore, abbiamo bisogno di altri segnali per capire qual è la strada giusta da imboccare?
Chissà se la rete, nata come sistema di condivisione di informazioni, riuscirà a mantenere il suo obiettivo o sarà trasformata in un normalissimo mezzo di comunicazione...
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