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venerdì 6 aprile 2012

Giornalisti nella trincea Italia


Martedì 3 aprile, a Locri (Reggio Calabria), è stata fatta saltare in aria alle due di notte l'auto di Lello Filippone, giornalista di "Calabria Ora" impegnato in inchieste contro la 'ndrangheta. Se ne è parlato molto poco, troppo. "Tornano gli anni di piombo", dice Carlo Macrì su il corriere.it. La cosa più triste è il silenzio che accompagna questi eventi. E tornano alla mente tanti altri casi, come quello di Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra nel 1985, e di molti altri. Credo che l'unico modo per rendere onore a certe persone, sia quello di puntare i riflettori sui fatti e sulle storie che questi cercano di raccontare, evidenziando così una situazione, quella della lotta alla criminalità organizzata, che sembra storia d'altri tempi e che invece continua ogni giorno ancora oggi in molte parti d'Italia. E lascia molta amarezza pernsare che nel nostro Paese ci sia una situazione troppo simile a quella di paesi considerati arretrati, del terzo mondo, incivili. Giornalisti in Italia che muoiono o rischiano la vita al pari di Ilaria Alpi, oppure di quei giornalisti uccisi in Siria. E' mai possibile questo?

mercoledì 21 marzo 2012

Il web come esca, la situazione stampa in Siria


Da oltre un anno in Siria la popolazione combatte. E combatte per avere qualche diritto... Per denunciare la situazione, vista l'impossibilità di accedere ai media tradizionali, il web rappresenta l'unica vera possibilità. Internet, in questo caso, sarebbe la forma più veloce per far arrivare le immagini e i commenti in tutto il mondo di quanto accade. Ma nessun regime permetterebbe il diffondersi di simili immagini all'estero, col rischio magari di anticipare qualche eventuale intervento militare straniero a tutela della popolazione e contro l'attuale governo. Ecco allora l'idea di creare un falso youtube attraverso il quale, ogni siriano che si è trovato ad entrare coi propri user name e password per vedere e commentare i video delle stragi e delle persecuzioni, è stato rintracciabbile e, quindi, arrestato (articolo su repubblica.it); perché è un eversivo, un traditore, uno che va contro lo stato, il regime...
Se anche il web viene oscurto c'è il rischio non solo che tutto quanto continui, ma che continui nel silenzio e nella più assoluta indifferenza del mondo. Il web è l'unico modo per vedere e apprendere quanto accade, attraverso video e immagini amatoriali; perchè è impensabile anche per un giornalista professionista recarsi là per raccontare; basta guardare questo video per capire perchè...

giovedì 16 febbraio 2012

Morire per raccontare


Leggo su Repubblica.it di qualche tempo fa, dell'uccisione del giornalista francese Gilles Jacquier, di France 2, morto a Homs, in Siria, a causa di un attentato durante un comizio. Leggo che Jacquier aveva ricevuto il premio Ilaria Alpi nel 2011. E allora mi torna alla mente la storia di questa giornalista, uccisa a Mogadiscio, in Somalia, mentre seguiva l'evolversi della guerra civile per il TG3 e indagava su il traffico di armi e rifiuti tossici nella zona; traffico che sembrava intrecciarsi inesorabilmene con l'Italia. Diciamo "sembrava" perchè dopo la sua morte, sopratutto dal processo che seguì, non fu fatta chiarezza al riguardo. Ilaria Alpi fu uccisa il 20 marzo 1994, insieme Mirian Hrovatin. Sembrò un' uccisione mirata, perchè la guardia del corpo e l'autista, presenti al momento dell'agguato, non furono nemmeno sfiorati; chi sparò, sparò per colpire proprio loro, anche se la commissione d'inchiesta istituita in Italia la pensò diversamente. Ad accrescere i sospetti, un presunto servizio che il giorno stesso della sua morte doveva essere trasmesso in Italia; un servizio da lei annunciato al suo capo redattore, un servizio completo, ma che non si sa che fine abbia fatto.
Perchè scrivere di questo argomento? Forse perché mi torna in mente una tesi di laurea presentata all'Università degli Studi Roma Tre qualche anno fa, dedicata proprio alla giornalista italiana. Una tesi che mi piacerebbe molto poter leggere.
Un pensiero va a tutti quei giornalisti che, nonostante tutto, credono ancora nell'importanza del raccontare quanto accade al mondo, qualunque sia il prezzo da pagare.